Multilevel Marketing in Italia: La legge ?

Sul MultiLevel Marketing c’è sicuramente una gran confusione, e sono in molti a non capire se è legale fare MultiLevel Marketing in Italia oppure no.

Partiamoci dalla definizione: cosa è il marketing multilivello?

Il MultiLevel Marketing è un particolare genere di vendita diretta (la vendita diretta è definita come il commercio di beni e/o servizi proposto direttamente ad un consumatore, questo significa la vendita porta a porta, negli uffici, e in altri luoghi in cui può essere effettuata una vendita diretta, esclusi i negozi).

La differenza fra la classica vendita diretta ed il MLM (MultiLevel Marketing) è la seguente: mentre un venditore diretto si cerca da solo gli acquirenti, un venditore MLM cerca clienti che possono diventare anche venditori, e mentre il venditore normale guadagna sulle sue vendite, il venditore MLM ha una doppia remunerazione: sia su ciò che vende sia sui prodotti venduti dalle persone che ha convinto a lavorare “per lo stesso scopo”.In questo modo, si crea una “Downline”, ossia una rete di venditori che ha creato ed acquisito nel tempo. Il venditore MLM non viene nè assunto dall’azienda per la quale vende i prodotti nè è un rappresentante autonomo, è il cosiddetto Distributore/Consumatore che acquista un primo kit di vendita.

Vediamo alcuni estratti della legge che regola l’attività:

ART. 5.
(Divieto delle forme di vendita piramidali e di giochi o catene)

1. Sono vietate la promozione e la realizzazione di attività e di strutture di vendita nelle quali l’incentivo economico primario dei componenti la struttura si fonda sul mero reclutamento di nuovi soggetti piuttosto che sulla loro capacità di vendere o promuovere la vendita di beni o servizi determinati direttamente o attraverso altri componenti la struttura.
2. È vietata, altresí, la promozione o l’organizzazione di tutte quelle operazioni, quali giochi, piani di sviluppo, “catene di Sant’Antonio”, che configurano la possibilità di guadagno attraverso il puro e semplice reclutamento di altre persone e in cui il diritto a reclutare si trasferisce all’infinito previo il pagamento di un corrispettivo.

ART. 6.
(Elementi presuntivi)

1. Costituisce elemento presuntivo della sussistenza di una operazione o di una struttura di vendita vietate ai sensi dell’articolo 5 la ricorrenza di una delle seguenti circostanze:
c) l’eventuale obbligo del soggetto reclutato di acquistare, dall’impresa organizzatrice o da altro componente la struttura, materiali, beni o servizi, ivi compresi materiali didattici e corsi di formazione, non strettamente inerenti e necessari alla attività commerciale in questione e comunque non proporzionati al volume dell’attività svolta.

 

Per quanto riguarda il fisco:

Ci sono chiaramente una serie di Decreti e Leggi a cui fare riferimento, fra questi sono importanti: il D.P.R. 29 settembre 1973 n. 600  (disposizioni in materia di imposte sui redditi), dove l’art. 25 bis disciplina la ritenuta sulle provvigioni inerenti l’attività di intermediazione commerciale.

Per gli incaricati alla vendita a domicilio non inquadrati come agenti di commercio la ritenuta è applicata a titolo di imposta ed è “Commisurata all’ammontare delle provvigioni percepite ridotto del 23% a titolo di deduzione forfettaria delle spese di produzione del reddito. L’aliquota della suddetta ritenuta è commisurata a quella del primo scaglione IRPEF e tali redditi non sono soggetti a dichiarazione”.

Previdenza degli incaricati alla vendita: (Legge 8 Agosto 1995 n. 335 e Legge 24 novembre 2003 n. 326 – riforma del sistema pensionistico).

E’ stato introdotto con la Legge 335 del 1995 un contributo previdenziale anche per gli incaricati alla vendita a domicilio non agenti di commercio. Tali soggetti devono presentare domanda di iscrizione alla Gestione separata INPS ed è per un terzo a carico dell’incaricato e per due terzi a carico dell’impresa mandante.

Dal 1 Gennaio 2004 i soggetti esercenti attività di lavoro autonomo occasionale e gli incaricati alla vendita a domicilio sono iscritti alla Gestione separata INPS solo qualora il reddito annuo derivante da tali attività sia superiore ad euro 5.000.

Dal D.P.R. 6 del 29/09/73 ART. 25 BIS 6° Comma si evince anche che la ritenuta del 23 per cento è applicata a titolo d’imposta ed è calcolata sul 78% delle provvigioni percepite, mentre per le provvigioni derivanti da mandato di agenzia resta ferma la ritenuta a titolo d’acconto. Da ciò discende che la ritenuta a titolo d’imposta si applica solo nei casi in cui l’attività da cui consegue la provvigione non sia inerente ad un rapporto di agenzia…

Per maggiori informazioni allego direttamente il documento di Avedisco che mi ha mandato Gabriele: “Parte Fiscale Per L’incaricato alle Vendite“.

 

Luca by The ForeRunners

 

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